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PARLIAMONE / UROS MIHIC

PARLIAMONE / UROS MIHIC
Rocco Rossitto

PARLIAMONE / UROS MIHIC

Ciao sono UROSH MIHIC, sono di origine serba, vivo qua da 14 anni, mi occupo di allestimenti, scenografie e tutto quello che è la carta.

 

Perché la carta?

Perché puoi fare tante cose bellissime secondo me con un materiale veramente basico e povero.

Raccontami qualcosa sugli origami

Esatto, io sono un po’ specializzato, diciamo, sugli origami. È una tecnica giapponese, come sai, della tradizione giapponese. Consiste nel piegare un foglio di carta, soltanto un foglio di carta, di solito, al 90% quadrato, sempre quadrato. Basta, ti metti là, pieghi (sorride).

Che vuol dire la parola creatività per te?

Guarda, l’ispirazione per me è veramente qualsiasi cosa, anche il parco, gli alberi eccetera, o anche diverse mostre, quadri… Certo, poi trasmesso nel mio modo e un po’ più design, diciamo, però io so benissimo perché c’è quella cosa là o quel dettaglio là. Cioè, è il mio mondo replicato, quello che io vivo tutti i giorni replicato in un modo mio. Un modo mio astratto però, non è mai banale.


È il mio mondo replicato, quello che io vivo tutti i giorni replicato in un modo mio

 La velocità è un valore assoluto per te?

Allora, per i miei clienti è molto importante la velocità, però nel mondo degli origami è molto relativo, perché esistono origami da venti ore e anche quelli da mezz’ora.


A casa per me faccio origami anche da 30 ore, o di più, anche da 2 giorni.

Perciò, quando devo fare delle cose o di quantità o per soddisfare il cliente, sia tempo che qualità, devo trovare un “medio origami”, diciamo, da realizzare in tempi ragionevoli. Però a casa per me faccio origami anche da 30 ore, o di più, anche da 2 giorni.

E il tuo rapporto con il tempo?

Mah, guarda, io mi metto anche alle 11 di sera a piegare e quando alzo la testa è l’alba, perciò non ho tanto… non mi rendo tanto conto se è passata mezz’ora o tre ore, cioè, se non avessi l’alba poteva essere anche mezz’ora.

Ok, il tempo non ti controlla.

No, non tanto.

Un oggetto per te importante, ideale.

Guarda, per me la sedia è un oggetto bellissimo. Serve, ovviamente, perché serve, però secondo me è molto difficile da progettare. Dietro tutti i miei lavori c’è una grande progettazione, perciò quando io devo guardare un oggetto, guardo anche com’è progettato, poi c’è anche la parte del gusto estetico diciamo, però secondo me è molto importante come è progettato e secondo me la sedia è veramente molto difficile da progettare. E poi ce ne sono tantissime, perciò quelle, diciamo “buone”, sono poche.

Quando una sedia è per te “buona”?

Molto lineare, proporzionata tra la gamba e lo schienale, e poi magari ha una nuova ricerca di materiale, o anche semplicemente di legno.

Come ti immagini tu fra dieci anni rispetto al tuo lavoro?

Sai che mi vedo uguale? Magari un po’ più strutturato, cioè, io anche oggi sono strutturato. Per il resto mi vedo veramente uguale. Fare sempre di più, ovviamente… oggi faccio già tantissimo, però ecco, sempre uguale, magari modernizzarmi di più, e avere magari qualche persona in più che mi aiuti.


Sai che mi vedo uguale?

 

Al Fuori Salone di Milano, per Doppia Firma, hai portato un progetto dal nome Polis in collaborazione con Caterina Crepax, di che si tratta?

Sono degli oggetti modulabili che si possono appendere o al muro o diciamo ad appoggio, che sono diversi contenitori, vasi, tutto quello che può contenere qualcosa in diversi modi: o al chiuso, una scatola, o un porta frutta se in orizzontale, o un reggi libri che adesso è una mensola. È molto modulabile come progetto. E anche le forme sono componibili a seconda delle necessità a piacimento.

Di che materiale sono e come si applicano al muro?

Sono fatti di carta: anima di cartone, ricoperti di carta fatta a mano e semplicemente appendono con un chiodino.