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“Se il potere è complesso, diffuso e produttivo, così deve essere la nostra resistenza ad esso”

Intervista a Virginia Sommadossi

“Se il potere è complesso, diffuso e produttivo, così deve essere la nostra resistenza ad esso”
Una cosa al giorno

Questa estate è andata in scena la 39esima edizione del festival IPERNATURAL – DRODESERA organizzato da Centrale Fies e su Una Cosa al Giorno lo abbiamo più volte segnalato. Di seguito un breve racconto per immagini e video di quello che è successo con alcune domande a Virginia  Sommadossi responsabile comunicazione e identità visiva di Centrale Fies.

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Tre “visioni”, tre momenti che secondo te rendono bene per raccontare questa edizione

Centrale Fies lavora per visioni e immagini… e dunque:

IL PUBBLICO
La prima immagine è quella del pubblico. Un pubblico sempre più difficile da decifrare, tanto eterogeneo per età, provenienza, lingua. Centinaia di occhi a fare da prisma colorato, che si porteranno dietro la loro personalissima visione, esperienza, di una programmazione già complessa e articolata di per se. Un pubblico che spalanca le possibilità di significato di quello che i performer mettono in scena, perché provenienti da back ground, culture e paesi differenti.

I CORPI
La seconda immagine restituisce il potere e la bellezza dei corpi – definiti da altri – non conformi. Mi spiego meglio: se andiamo a vedere uno spettacolo di balletto contemporaneo o classico, nella maggior parte dei casi ci troveremo dinnanzi alla scelta di performer e danzatori con corpi perfetti, codificati, lavorati dalla disciplina allo stesso modo – tanto da essere parte importante dell’estetica finale – a Centrale Fies invece, quello che possiamo vedere è il potere del corpo forgiato da quello che vuole esprimere, da esperienze pregresse che partono anche da discipline distanti da quelle artistiche, corpi che non hanno bisogno di stare dentro i confini di un codice estetico per esplodere in tutta la loro forza e bellezza.

L’IPERNATURAL
La terza immagine è quella creata per questa edizione da Paola Tassetti che assieme a me ha lavorato -con un intenso lavoro di ricerca- al progetto di comunicazione del festival.
Quell’immagine è arrivata attraverso la condivisione di letture specifiche sul mondo vegetale e animale, sulle filosofie, sugli xenofemminismi e sui tentativi di nuove politiche decoloniali: l’immagine di IPERNATURAL è un manifesto vero e proprio che nasconde segreti e rituali che parlano di riflessioni -ancora in fieri- sull’essere e sulle autorità politiche nei confronti dei corpi.

Chiara Bersani/Corpoceleste
GENTLE UNICORN / Ph_ Alessandro Sala

Perché Biodiversity strives for high visibility?

Il claim è da un lato un tentativo di risposta alla sfida lanciata da Rosi Braidotti: “Se il potere è complesso, diffuso e produttivo, così deve essere la nostra resistenza ad esso”.
Abbiamo immaginato questa nostra non conformità -dei singoli e di una comunità eterogenea- schierata nel volersi mostrare e nel voler lavorare per avere gli stessi diritti non solo per se stessa ma per tutt*.

Contro l’imposizione di un pensiero unico, o di un unico modo di essere, imposto dalla cultura, dalla politica vigente, o dalla visione codificata da un sistema forte. Del resto, le performance, sono spesso narrazioni minori lontane dal mainstream sia per le tematiche che per le pratiche artistiche con le quali vengono espresse. Ci piace pensare di poter diventare ecosistema più che sistema, e di poter agire assieme proprio secondo le nostre biodiversità, così come una pianta che ha bisogno anche dell’azione di un animale per essere fecondata. Il ruolo dell’arte contemporanea, e per sillogismo di Centrale Fies, è quello di coltivare le biodiversità e di immetterle nel pensiero collettivo e politico per far fiorire visioni sempre differenti, per preservare la complessità in quest’epoca di semplificazioni.

Anne Lise Le Gac e Arthur Chambry
DUCTUS MIDI / Ph_ Roberta Segata

Qual è stata la sorpresa maggiore per te di questa edizione?

Quella di scorgere sempre molto di più di quello che pensavi di aver costruito: alla fine del festival è sempre chiaro un disegno più grande, quello formato da una collettività attiva che sposta i confini dove nemmeno pensavi ci fosse ancora terra.

Michikazu Matsune
GOODBYE / Ph_ Roberta Segata

State già pensando all’edizione numero 40?

Stiamo pensando alla nuova edizione ma anche a un modo diverso di fare un festival: sarà sempre di più chiaro che si tratta di un Public Program di un centro di produzione e residenza artistica che lavora sui temi e sulle pratiche durante tutto l’anno, e non solo in vista dell’apertura al pubblico.

Ivana Müller/I’M COMPANY
CONVERSATIONS OUT OF PLACE / Ph_ Alessandro Sala

 

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Questo post è realizzato in collaborazione con Centrale Fies