Due cosette su La Fantastica Signora Maisel

Due cosette su La Fantastica Signora Maisel
Laura Scuderi

Cosa può esserci di più rivoluzionario di una donna, madre di famiglia, che negli anni cinquanta decide di far ridere per mestiere?

Se non lo avete ancora fatto, correte a guardare gli episodi di The Marvelous Mrs Maisel – La Fantastica Signora Maisel, disponibili su Amazon Prime

L’elenco delle ragioni è corposo e potrebbe non arrestarsi mai.

In primo luogo: esteticamente è perfetto, ambientazioni anni cinquanta, abiti e arredi impeccabili, nelle vostre fredde sere invernali ritorneranno in auge guanti da signora, quelli da giorno color crema e corti e quelli da sera, di raso nero e lunghi.
Vi sembra una ragione futile? Lo è, ma se si guarda qualcosa l’estetica è fondamentale e deve soddisfarci. Questa serie creata da Amy Sherman- Palladino per Amazon Studios lo farà.
Nelle due serie (speriamo arrivi presto la terza) avrete modo di indagare una dimensione che poco conosciamo, quella dell’umorismo americano, in specie della comunità ebraica e ancor meglio di una donna che di quella comunità fa parte, di come l’intelligenza femminile applicata all’umorismo possa produrre risultati eccellenti e rivoluzionari per le menti comuni contemporanee, figuriamoci per quelle del tempo in cui la storia è ambientata.


IL TRAILER DELLA PRIMA STAGIONE


 

È una storia romantica, nella migliore accezione del termine: una donna incasellata nel ruolo di moglie e madre e figlia di una famiglia benestante, scopre per caso, aiutando suo marito nella sua passione di comico, di avere anche lei quella passione, e ancor più di avere una naturale attitudine a quella capacità così preziosa di divertire e far ridere.

Se dapprima ne ha quasi vergogna, consapevole via via dello stravolgimento di ogni schema, pregiudizio e consuetudine di cui in fondo lei stessa è impregnata, successivamente – non senza conseguenze – accetta questa sua attitudine, che sempre più è anche una necessità di esprimersi e dunque qualcosa di irrinunciabile.

Questa sua dote le cagionerà non pochi problemi con il marito e la famiglia, impreparati a un simile stravolgimento, considerato inaccettabile dalle più ordinarie regole del buon vivere in società. Detto fra noi, anche oggi la cosa susciterebbe non poco scalpore.

Infatti, un altro motivo per guardare Mrs Maisel, che in fondo altro non è che la storia di una donna coraggiosa che decide di seguire le sue passioni, pur non essendo quelle che la società vuole che siano più congeniali a una donna, è che questa storia è di un’attualità che lascia senza parole.

Una donna che molla marito e tralascia figli e convenzioni sociali per fare la comica, che abbandona la sua comfort zone, fatta di the con le amiche, shopping, serate di beneficienza e ossessione per la forma e l’estetica.
Via via assisteremo con una naturalezza sconcertante all’evoluzione di una donna che passa dal misurare il suo giro coscia al frequentare locali malfamati a notte tarda e viaggiare, dormendo in motel pieni di cimici, vivendo avventure prerogativa di soli uomini.
Chiaro che sceglierà una donna impresaria, perché solo lei ha creduto nelle sue capacità e magari ci fossero queste donne empatiche e solidali negli ambienti di lavoro! Una donna sui generis, Susie, anche lei dotata di un forte senso dell’umorismo, con la quale, a dispetto delle loro origini e delle loro vite, nascerà una vera amicizia.


IL TRAILER DELLA SECONDA STAGIONE


Un personaggio che poco ha da invidiare a quei surreali personaggi dei film dei fratelli Cohen, comici, stralunati e inconsapevoli (vi stupirete di quanto comico possa apparire uno sturalavandino).

Due splendide interpreti, Midge e Susie, rispettivamente Rachel Brosnahan e Alex Borstein. La scelta di essere se stessa le costerà l’amore, Midge non sa se avrà la fortuna di incontrare un uomo che saprà capire e riconoscere e amare la sua comicità e il suo bisogno di esprimersi.

In questa storia l’amore, quello per gli uomini, ha solo un piccolo spazietto, è solo uno degli elementi che contraddistinguono la vita della protagonista, a un certo punto Midge si scoprirà realizzata senza di loro. Senza la loro approvazione e il suo desiderio di compiacerli, cosa che metterà a dura prova il suo particolarissimo rapporto col padre.
Le sue amiche, seppure attonite inizialmente, la sua famiglia – sconvolta da questa rivelazione – come chi ti ama davvero, sapranno trovare il modo di accettarla per quello che è.
Entrerà a pieno titolo in un mondo di uomini, che – dopo le iniziali resistenze – riconosceranno il suo valore e il suo esser parte di quel mondo che voleva rifiutarla.
Continueranno a chiederle ogni volta che la vedono arrivare se è la cantante – ma secondo voi è cambiato poi tanto il mondo del lavoro? – e lei continuerà a fare la comica.

Uomini che a un certo punto proveranno vergogna per quel limite mentale che impedisce loro di amare quella libertà così distante da schemi preconfezionati e imposti, che in fondo forse li spaventa solamente.
Ma che, acquisita questa consapevolezza, quella libertà la difenderanno.
Lungo tutta la storia si respira un’aria di libertà, che non è solo quella di poter ridere di ogni cosa, usando parole proibite, temi scottanti, questioni volutamente discusse solo da prospettive e punti di vista squisitamente maschili.

Con Midge e le sue avventure si ha la sensazione di essere libere di fare ciò che si vuole, di essere ciò che si vuole.
È una libertà che ha un costo, non c’è fantasia in questo.

È una libertà che la farà sentire incompresa, rifiutata, fonte dell’altrui dolore, ma che vale quei piccoli dolori perché le restituisce una consapevolezza nuova, che la madre e la moglie di prima non aveva e a cui diventa impossibile rinunziare, una volta assaporata.

Midge fa delle scelte come fosse un uomo, e questo non è necessariamente un bene. Si butta a capofitto nella sua passione dimenticando ogni altra cosa, anche quello che gli sta più a cuore.

Ma quello che la differenzia da un uomo è che in lei sopravviene dopo pochissimo la consapevolezza che la scelta è anche rinunzia.
Una grande lezione che alla fine ci fa sentire meno soli e più ottimisti.