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PARLIAMONE / ALICE DEL COURT

PARLIAMONE / ALICE DEL COURT
Rocco Rossitto

PARLIAMONE / ALICE DELCOURT

ALICE DELCOURT

Sono Alice Delcourt del ristorante Erba Brusca appena fuori Milano, ho 39 anni, quest’anno ne faccio 40, e niente sono a Milano da 13 anni.

 

Ci puoi raccontare come sei arrivata a Milano? Cosa è successo prima di questi 13 anni? Ah, brevemente però!

Brevemente: sono nata in Francia e cresciuta in America, ho fatto l’università in America e poi un Erasmus in Italia. Mi sono innamorata dell’Italia, ho fatto avanti e indietro dall’Italia dal 1997 fino al 2004 e nel 2004 finalmente mi sono trasferita a Milano.

Ok questa sì che è brevità, grazie.

Prego.

Nel mondo contemporaneo la velocità sembra essere un valore assoluto. Lo è per te e per il tuo lavoro? E, in generale, qual è il tuo rapporto con il tempo?

(Ci pensa qualche secondo) Allora, per il mio lavoro la velocità è necessaria e uno che non può essere veloce non può fare il nostro lavoro. Purtroppo la tempistica in un ristorante è tutto: può anche rendere la serata brutta o bella a una persona se servi il risotto quattro minuti dopo oppure se arriva freddo, oppure tante altre cose del genere. Devo dire che nella mia vita adesso aspiro a essere meno costretta dalla velocità e da questi ritmi un po’ frenetici. Io sono totalmente in pieno, in questo momento, dentro il mondo frenetico della velocità. Però sto provando a essere un pochino più zen, infatti abbiamo l’orto, abbiamo tutte queste cose al ristorante che stiamo imparando, stiamo spingendo i nostri clienti a rilassarsi, non avere questi stress sulle tempistiche, sugli appuntamenti. E stiamo provando un po’ ad applicare questa mentalità a noi stessi. [Ride]


Sto provando a essere un pochino più zen, infatti abbiamo l’orto

Che cos’è per te la creatività?

(Ci pensa qualche secondo) Ho pensato molto a questa domanda ultimamente perché ogni tanto mi sento poco creativa, no? Con questa pressione di adesso di valorizzare tantissimo la creatività degli artisti e degli chef…Io non riuscivo a essere creativa nel modo in cui vedevo gli altri essere creativi. E quindi ultimamente ho pensato che per me la creatività è dove mi sento proprio creativa io, cioè me lo sento dentro, è quando riesco a venire incontro a quello che mi propongono gli altri. Mi spiego: noi abbiamo i prodotti in cucina che ci arrivano, nel senso che abbiamo una fattoria con cui lavoriamo.

 


Ho deciso che per me questa è la creatività: poter venire incontro a qualcun altro che ti sta proponendo una cosa e renderla interessante o diversa

 

Quello che hanno loro sono i prodotti che noi usiamo in cucina, non è che io invento la ricetta e poi cerco il prodotto. Loro mi dicono: “Io questa settimana ho la mibuna, la scarola, la cicoria riccia e le patate” e poi da lì invento una ricetta. Io non dico: “Ah, la mia ricetta è una schiuma di asparagi e vado a…”. Ho deciso che per me questa è la creatività: poter venire incontro a qualcun altro che ti sta proponendo una cosa e renderla interessante o diversa. Una cosa buona da mangiare, nel mio caso. Non devo inventare un’opera d’arte che viene solo dalla mia testa.

È un bel concetto questo secondo me!

Ok (Sorride)

Qual è l’oggetto del tuo desiderio? Mi spiego: il tuo oggetto ideale

Oh god, I don’t know. Well, la bicicletta è il mio oggetto ideale. Purtroppo però devo dire che non sono molto legata agli oggetti. Nel senso che mi rendo conto che non li tratto neanche con tanto rispetto, che non va neanche bene. So che dovrei, magari ho una cosa bella e dovrei trattarla a modo però, non lo so, non riesco più ad attaccarmi agli oggetti come una volta.


Non sono molto legata agli oggetti

E in cucina?

(Ride) Ovviamente i coltelli: il coltello è il mio oggetto in cucina.

Ho letto da qualche parte che tu ti muovi solo in bici qui a Milano: è vero? E ci riesci, soprattutto, a muoverti solo in bici?

Allora, io da sei mesi mi sono trasferita fuori Milano. Ci siamo trasferiti come famiglia fuori Milano, un po’ perché volevamo provare una vita un pochino più in campagna, avere più spazio per magari sperimentare diverse cose: avere animali, non domestici…

Animali animali, quindi.

(Sorride) Animali animali! E magari allargare la produzione dell’orto di Erba Brusca e purtroppo ciò mi ha costretto a cominciare a usare un po’ la macchina. Vengo in bici, però è un’ora di bicicletta e poi di notte non è molto sicuro, però devo dire che da sedici anni mi muovo solo in bici. Prima, a New York, ero solo in bici e a Milano sono sempre stata solo in bici, infatti sto facendo la patente italiana perché la mia non vale qua (Ride). Però sì, ho anche il carrello per tirare i bimbi, perché io sono un po’ contro la macchina, non mi piace.

Ti chiedo: qual è la forma del tuo contemporaneo?

Tipo?

Tipo, non lo so, non mi piace molto spiegare le domande

(Ride) La contemporaneità secondo me è una cosa che per forza è una cosa scorrevole, liquida, nel senso che è una cosa che comunque deve sempre muoversi per essere attuale, no? Quindi una cosa, non so…

Leggera?

Sì, leggera

Ultima domanda: come immagini te fra dieci anni? Ed Erba Brusca?

Oh, god. (Ride) Magari un po’ più riposata, sto dormendo molto poco. Ehm, faccio fatica a immaginare, però devo dire che la mia speranza per l’Erba Brusca è che diventi ancora più quasi una “comunità”, nel senso che adesso stiamo coinvolgendo i nostri dipendenti, che adesso sono dipendenti, ma spero che diventeranno un pochino più… non dico famiglia, perché comunque è sempre lavoro, ma diciamo famiglia di lavoro. E che le persone che ci lavorano dentro diventino più coinvolti e che prenda una forma anche diversa grazie a loro. Che sposiamo tutti la stessa, non solo filosofia, però speranza per un posto. Come vogliamo accogliere gli ospiti, come vogliamo fare il cibo, come vogliamo proporci nella comunità, come vogliamo interagire con i fornitori, con gli altri che comunque vivono a Milano, e che riusciamo a essere un pochino più un posto fatto da chi ci lavora dentro, con questo spirito ancora più di comunità. Secondo me è una cosa molto bella avere un’attività come un ristorante, ma come potrebbe essere un negozio, una panetteria, qualsiasi posto che ha tanto a che fare con il pubblico, che può diventare un punto di riferimento per la comunità. E che può anche far circolare l’economia della comunità. E poi di ingrandire di più l’orto.